• Silvia Binotto

Bocca Lorenza di Santorso: come raggiungerla e breve storia delle scoperte archeologiche

Aggiornamento: 7 apr 2021


Percorso pedonale A/R: dal Santuario di Sant'Orso di Santorso (VI) alla grotta Bocca Lorenza sulle pendici meridionali del Monte Summano.

Difficoltà: semplice, il sentiero è segnato "Un salto nel passato".

Durata: 2h circa per il percorso completo, esclusa la sosta a Bocca Lorenza.

Consigli: raggiungere a piedi il Santuario di Sant'Orso, da cui sulla destra parte il sentiero per Bocca Lorenza, che presenta una leggera salita. Il sentiero non è sterrato, di conseguenza dopo abbondanti piogge può risultare fangoso e scivoloso. Consiglio scarpe comode da trekking. Prestare particolare attenzione se ci si vuole addentrare all'interno di Bocca Lorenza (meglio essere muniti di pila frontale): sulle rocce ci sono le corde su cui appoggiarsi, ma l'ambiente è umido e scivoloso.


“Circa a metà strada fra Schio e Piovene, sulle pendici meridionali del Monte Summano, e propriamente sopra il paese di Sant'Orso, dove il monte presenta una larga fenditura verticale, si apre con l'ingresso a sud-ovest, la caverna denominata Bocca Lorenza.

Essa è conosciuta dagli abitanti dei vicini comuni che ne fanno meta di piacevoli escursioni e che, ancora pochi anni sono, vi accorrevano in frotte per staccarne le belle stalattiti che la ornavano. Donde la caverna abbia tratto il suo nome non si può dire con sicurezza. È però assai probabile che, dato il clima caldo ed eguale dei declivi montuosi che si protendono verso la pianura fra le valli del Leogra e dell’Astico, crescessero un tempo, intorno all'apertura della caverna, dei boschetti di lauri, donde il nome che le fu dato. Dopo un ingresso abbastanza ampio e comodo, la caverna si sprofonda nelle viscere del monte in una serie di anfratti e di tagli tortuosi e ripidissimi, talvolta di difficilissimo accesso, non solo per la loro tortuosità, ma anche per i grandi massi caduti dalle volte, che ne ostruiscono il percorso.

In questo ingresso la caverna formò, nell’epoca preistorica, dimora dell'uomo. La scoperta è dovuta al sacerdote don Rizieri Zanocco, appassionato cultore di memorie patrie, ed all'amico suo sig. Guido Cibin, industriale di Schio, altro ardente ricercatore di antiche memorie locali.

Unitisi in società nel 1908 i sigg. Zanocco e Cibin frugarono reiteratamente qua e là nel recesso di Bocca Lorenza, raccogliendone una serie abbondante di oggetti litici, di frammenti di vasi fittili e d’ossa animali, che il sig. Guido Cibin ebbe la buona idea di portarmi a vedere a Padova.

Io rimasto sorpreso dalla bellezza e singolarità di alcuni oggetti litici che il sig. Cibin mi esibiva, intravidi la possibilità di rintracciare in quel luogo un’importante stazione dell’uomo primitivo nella regione veneta e decisi di intraprendere, negli strati ancora intatti della caverna, una breve esplorazione sistematica per conto della Soprintendenza ai Musei e Scavi archeologici del Veneto.”


Così vengono presentate le prime scoperte archeologiche a Bocca Lorenza di Santorso (VI) nel Bullettino di Paletnologia Italiana (BPI) del 1910, dall’archeologo Giuseppe Pellegrini[1]. In seguito ai rinvenimenti del sacerdote Zanocco e del sig. Guido Cibin, furono condotti scavi sistematici e regolari all’interno della grotta di Bocca Lorenza e al suo ingresso già nel gennaio 1909, sotto la supervisione di Alfonso Alfonsi, che pochi anni dopo diventerà direttore dell’attuale Museo Nazionale Atestino (Este – PD). Gli scavi portarono alla luce un’area adibita al focolare, appena superato l’ingresso della grotta: fu infatti rinvenuto “un letto di carboni e cenere, con scarsi cocci ed ossa animali” (dal giornale di scavo di Alfonso Alfonsi), ma anche manufatti significativi che attestarono fin da subito la frequentazione della grotta in epoche antiche. Tra questi spiccano un’ascia levigata di roccia verde (serpentino) e un’ascia piatta di rame, raccolta a 0,45 m di profondità “sotto a stratificazioni inalterate, quasi a contatto del terreno vergine”. Furono rinvenuti anche materiali databili all’epoca romana, tra cui “alcuni pezzi di stoviglie, un medio bronzo di Julio Vero Massimo Cesare (235-238) e due frammenti di una macina di basalto locale (questi ultimi furono rinvenuti all’esterno della caverna).

In seguito furono condotti anche altri scavi archeologici: nel 1930 e agli inizi degli anni Sessanta. In generale furono raccolti sia manufatti fittili (soprattutto ceramica di tipo grossolano) che manufatti litici, ma anche manufatti in osso, corno e metallo che attestano un ampio excursus di frequentazione riconducibile al neolitico, all’eneolitico, alla seconda età del ferro avanzata e all’epoca romana[2].

I manufatti rinvenuti a Bocca Lorenza sono oggi conservati in parte al Museo Archeologico dell’Alto Vicentino (Santorso), al Museo Naturalistico Archeologico di Vicenza e nella collezione provata Cibin-Gori (Santorso).



Bocca Lorenza: l'ingresso alla grotta visto dal suo interno.

NOTE AL TESTO

[1] G. Pellegrini, Stazione eneolitica della caverna Bocca Lorenza presso Sant’Orso (Vicenza), in Bullettino di Paletnologia Italiana, nn. 6-9, 1910, pp. 71-85. [2] Catalogo Museo Archeologico di Santorso.

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