• Silvia Binotto

Corna di cervo iscritte da Magrè: storia del rinvenimento e breve sintesi dei dati

Aggiornamento: 19 feb 2021

Sulla collina detta Castello di Magrè (Schio, VI) furono rinvenute nel 1912 corna di cervo iscritte di carattere votivo, datate tra il III e il II sec. a.C. La scoperta fu sicuramente straordinaria e per questo motivo dedico un po' di spazio al racconto della stessa e al significato dei manufatti. In fondo all'articolo potrete trovare una ricca bibliografia di riferimento, da cui sono prese tutte le notizie, che potrete consultare per maggiori informazioni circa la cultura dei Veneti antichi e le scoperte archeologiche di epoca preromana nell'Alto Vicentino.

Magrè è una frazione del Comune di Schio, ma fino al 19 maggio 1928 fu comune autonomo a tutti gli effetti. La frazione sorge ai piedi delle Prealpi Vicentine, poco distante da Schio, tra il Leogra e il torrente Livergon (Orolo). Dietro al paese sorge una collinetta isolata, di forma oblunga e alta circa 50 metri, dove “nella sommità di questo monticello si mirano le vestigia di un antico castello[1]” e “in vicinanza della detta chiesa di S. Rocco scavandosi il terreno scopronsi i vestigi delle vecchie muraglie. In un sito più alto veggonsi le orme di un’antica torre quadra formata con pietre grossamente lavorate e poste con buon ordine la quale dimostra di essere assai antica[2]”. Dai ruderi della torre è derivata la denominazione della collinetta, detta Castello. Ai fianchi del colle erano attive delle cave per l’estrazione della pietra da calce, gestite dalla Società delle Fornaci Venete Riunite[3].

Nel fascicolo 7 della rivista Notizie degli Scavi di Antichità (NSc abbreviato) del 1918, l'archeologo Giuseppe Pellegrini riporta diligentemente tutta la storia sulla straordinaria scoperta archeologica riguardante proprio la collina del Castello di Magrè[4].

Il 10 novembre 1912 il falegname Giovanni Piccoli di Schio rinvenne tra le pietre smosse di alcune case in rovina “un pezzo di grossa verga di piombo a bastone e due punte intere e una frammentaria di corna cervine, iscritte con segni in caratteri primitivi[5].” Egli allora si affrettò a portare questi oggetti a Schio, consegnandoli al R. Ispettore Onorario dei monumenti e scavi[6], Tommaso Pasquotti[7], il quale avvisò immediatamente la Soprintendenza. Resosi conto dell’importanza del rinvenimento casuale G. Pellegrini iniziò con lo scavo regolare dell’area, a spese dello Stato, sulla cima della collina del Castello di Magrè, al tempo proprietà della Società delle Fornaci Venete Riunite, il cui rappresentante comm. G. Trevisan garantì la massima libertà nelle operazioni di scavo archeologico e acconsentì alla consegna allo Stato di tutti gli oggetti eventualmente trovati[8]. Gli scavi archeologici sulla sommità della collina furono condotti quotidianamente nel mese di novembre, sotto la sorveglianza dell’allora direttore del Museo Nazionale di Este Alfonso Alfonsi. I primi sondaggi furono condotti alla base dei ruderi della torre medievale, dove in uno strato di “terreno grasso e nero” furono rinvenuti oggetti medievali in ferro, come punte di freccia, pezzi di morso da cavallo, uno scalpello-sega, chiodi e altro materiale. Fu raccolto anche un quattrino di Gubbio battuto sotto Innocenzo XII nell’anno 1602. Sotto questo primo strato medievale, alla profondità di circa 60-70 cm fu rinvenuto lo strato databile all’epoca romana e a 1m di profondità cominciarono ad affiorare i materiali dell'età del Ferro: fu recuperata una lastra di calcare “di natura diversa da quella del colle[9]”, di forma irregolare e con una dimensione di circa 50x35 centimetri. Una seconda lastra dello stesso materiale, ma più grande nelle dimensioni (60x40 cm) fu rinvenuta infissa verticalmente.

Per gli archeologici non ci furono dubbi sulla funzione delle due lastre di pietra: "ivi collocate intenzionalmente, avevano fatto parte di una originaria costruzione a cassone, che doveva occupare tutta l’area[10]”. Sui margini della lastra orizzontale, in uno strato di “terreno nero carbonioso e seminato da ossicini di animali, alcuni dei quali combusti[11]” furono rinvenute CORNA DI CERVO ISCRITTE in lingua retica, intere e frammentarie assieme ad altri materiali, come un’ascia levigata in pietra verde e un utensile in bronzo non bene identificato con estremità ad anello (rinvenuta, quest’ultima, a 1.50m di distanza dal manico di bronzo). Fuori dalla lastra furono invece trovati i resti del fondo di una piccola situla o di un altro vaso in lamina di bronzo e una piccola maniglia, sempre in bronzo, decorata da una fila di cerchiellini impressi (in figura i disegni archeologici dei tre manufatti rinvenuti, da NSc 1918). Non mancarono i rinvenimenti di ceramica preromana (anche del genere etrusco-campano) e altro materiale, come un pezzo di pane di piombo con iscrizione lacunosa "os" o "so" - di difficile interpretazione -. Sotto alla lastra orizzontale fu rinvenuto un altro corno di cervo iscritto.



Nel totale furono recuperate 21 corna di cervo iscritte, di cui 13 intere o ricomponibili per intero, le altre invece sono frammentarie. Per la realizzazione di questi oggetti votivi furono impiegati i rami laterali del palco di cervo, appuntiti e per lo più arcuati, lasciandoli aguzzi o spuntandoli leggermente. La lunghezza delle corna conservatesi per intero varia dai 100mm ai 175mm. Presentano un piccolo foro rotondo praticato generalmente nella parte più stretta, ma in un esemplare si trova al centro e in un altro nella parte più grossa del corno. Le iscrizioni, in generale, constano di un rigo e si trovano sulla superficie convessa e liscia delle corna, le quali hanno sicuramente una valenza sacra e alla luce dei dati archeologici e dei dati paleografici sono state interpretate come manufatti di carattere votivo (anche se non è possibile stabilire con certezza a quale divinità fossero dedicate). Le corna presentano, quasi tutte, anche altre iscrizioni, presenti sulla faccia opposta a quella convessa, cioè quella segata dove appare il tessuto spugnoso interno: sembrano essere segni, sigle o marche, composti unicamente da linee rette, interpretati come segni a scopo divinatorio, prima dell’offerta del manufatto stesso. Per quanto riguarda le iscrizioni in lingua retica sulle corna di cervo iscritte di Magrè, frequente è l’uso della forma verbale tinake “offrì” e della base pit/pith riconosciuta come un antroponimo (quindi un nome di persona)[12]. L’alfabeto retico usato è una variante, detta di Magrè: è nel territorio prealpino veneto che nell'antichità si evidenziano sia giustapposizioni di tipi di derivazione alpina e di pianura, sia loro imitazioni e reinterpretazioni in chiave locale che danno origine a un aspetto culturale con una propria fisionomia che prende il nome di gruppo Magrè [13].


Disegno archeologico del frammento di corno iscritto rinvenuto casualmente dal Piccoli, da NSc 1918.

La scoperta delle corna di cervo iscritte di Magrè e degli altri materiali archeologici si inserisce, come ricorda il Pellegrini, in un contesto di rinvenimenti molto più ampio: in quegli anni numerose furono le scoperte archeologiche ai piedi del Summano, tra la Valle del Leogra e quella dell’Astico. Infatti, nelle alture dell’area – a Schio (collina del Castello), a Santorso (Castello), a Piovene (Castelmanduca) fino al colle di Meda e oltre lungo l’Astico – furono messe in luce molte tracce di epoca preromana, e se si considera l’importanza topografica di questi abitati un tempo al confine tra la cultura retica del Trentino e la cultura dei Venetkens (Veneti), situati proprio sugli ultimi contrafforti alpini, proprio di fronte alla pianura e presso o lungo gli sbocchi di valli, non c’è da stupirsi se emersero manufatti che rispecchiano una vera e proprio osmosi culturale tra l'area veneta e quella retica. Le iscrizioni in lingua retica -variante di Magrè- rinvenute sulle corna iscritte testimoniano la partecipazione di genti retiche nelle attività siderurgiche e nello smercio di materie prime[14], tramite la “galassia” pedemontana, verso i centri urbani dell'età del Ferro di Vicenza, Este e Padova[15].



Disegno archeologico di corno di cervo iscritto da Magrè di Schio (VI), da AKEO 2002.

NOTE AL TESTO

[1] Maccà 1814, Tomo XI, Parte Seconda, pp. 107-108. [2] Ibidem. [3] NSc 1918, p. 169. [4] NSc 1918, pp. 169-207. La rivista è consultabile online: http://periodici.librari.beniculturali.it/PeriodicoScheda.aspx?id_testata=31. [5] Ibidem. [6] L’ispettore onorario ai monumenti e agli scavi è la figura prevista dalla legge n. 386 del 27 luglio 1907: ha il compito di coadiuvare le Soprintendenze nel campo della tutela e della conservazione dei monumenti e degli scavi archeologici, degli oggetti di antichità e di arte, sorvegliandoli e conservandoli; opera nell’interesse dello Stato, a titolo gratuito e rimane in carica per tre anni.

Per l’area dell’Alto Vicentino dal 2019 è Ispettore Onorario Michele Busato, Presidente del Gruppo Archeologico Alto Vicentino (https://dger.beniculturali.it/professioni/ispettori-onorari/). [7] Tommaso Pasquotti (Conegliano 1858 – Schio 1912). Studiò all’Accademia di Belle Arti di Venezia, successivamente si trasferì a Schio dove insegnò pittura e arti decorative. Fu pittore, restauratore, docente e ispettore onorario dei monumenti e degli scavi. [8] I reperti archeologici rinvenuti appartengono allo Stato per legge. Qualora lo scavo archeologico interessi terreni di proprietà privata, vi sarà la concessione di un premio, secondo la tipologia e il valore dei ritrovamenti. Tale premio è a carico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. [9] NSc 1918, p. 169. [10] NSc 1918, pp. 169-207. [11] Ibidem. [12] Gamba, Gambacurta 2016, p. 397.

[13] Venetkens 2013, pp. 146-147. [14] Il distretto metallifero di Schio-Recoaro fu interessato già in età preromana da un’attività di prospezione mineraria e in significativo collegamento con l’areale retico e le sue risorse (Gamba 2012, p. 81). [15] Gamba 2012, pp. 83.84.


BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO


Akeo 2002 = Akeo: i tempi della scrittura (Catalogo della Mostra), 2002.

Capuis 1993 = L. Capuis, I Veneti. Società e cultura di un popolo dell'Italia preromana, 1993.

Gamba 2012 = M. Gamba, Il Monte Summano, un santuario sulle vie della transumanza, in M. S. Busana, P. Basso (a cura di), La lana nella Cisalpina Romana, Antenor Quaderni 27, 2012.

Gamba, Gambacurta 2016 = M. Gamba, G. Gambacurta, Geografia e forme della divinazione del Veneto preromano, in E. Govi (a cura di), Il mondo etrusco e il mondo italico di ambito settentrionale prima dell'impatto con Roma (IV-II sec. a.C.), 2016, pp. 391-408.

Maccà 1814 = G. Maccà, Storia del Territorio Vicentino, Tomo XI, Parte seconda, 1814.

Migliavacca 2013 = M. Migliavacca, Le Prealpi venete nell’età del Ferro: analisi e interpretazione di un paesaggio polisemico, in Preistoria Alpina 47, 2013, pp. 17-86.

NSc 1918 = G. Pellegrini, Magrè (Vicenza) - Tracce di un abitato e di un santuario, corna di cervo iscritte ed altre reliquie di una stipe votiva preromana, scoperte sul Colle del Castello, in Notizie degli Scavi di Antichità, 1918, pp. 169-207.

Pellegrini, Prosdocimi 1967 = G. B. Pellegrini, A. L. Prosdocimi, La lingua venetica, 1967.

Venetkens 2013 = Venetkens. Viaggio nella terra dei Veneti antichi, Catalogo della Mostra, 2013.

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