• Silvia Binotto

La chiesa di San Giorgio di Lugo di Vicenza

Aggiornamento: 12 feb 2021

Nelle fonti documentarie e archivistiche riguardanti la storia del Comune di Lugo (VI) si fa riferimento alla chiesa di San Giorgio, ora non più esistente perché abbandonata all’incuria per troppo tempo. Le fonti scritte costituiscono dunque il nucleo fondamentale per la ricostruzione storico-artistica e archeologica della chiesa stessa. Fu inizialmente soggetta alla pieve di Calvene[1] (VI) insieme alla chiesa di San Giovanni Battista e alla chiesetta di San Pietro di Lugo di Vicenza, come ricordato nella redazione della visita pastorale del vescovo padovano Pietro Barozzi del 7 novembre 1488: subiecta istius ecclesie est etiam Sanctus Joannes de lugo, et ecclesia Sancti Pietri, et Sancti Georgii in Campania lugi[2].

Il documento più antico attestante l’esistenza della chiesa di San Giorgio di Lugo di Vicenza è il cosiddetto Codice A della Città di Vicenza, o Regestum possessionum comunis Vincencie[3], del 1262: “Item unus campus in hora Sancti Georgii […]” e successivamente un altro documento poco più tardo, del 12 febbraio 1288, cita la chiesa di San Giorgio: “Item unus campus terre etc… apud Sanctum Georgium et viam etc.[4]

Sempre nella redazione della visita pastorale del vescovo Pietro Barozzi del 1488 (vedi supra) viene indicato con più precisione il sito in cui sorgeva la chiesa di San Giorgio, ora non più presente: “Reverendiss. D. Episcopus Visitavit Ecclesiam Sancti Georgii in villa lugi in contrata de vigris sive de ripa etc.[5]Dal testo si ricava dunque che la chiesa sorgeva in contrada/località Vegri o Rippa, a circa mezzo miglio dalla chiesa di Giovanni Battista[6]. Al tempo la chiesetta era già in pessime condizioni: mancavano la porta, il pavimento, le finestre, il tetto; aveva solamente un abside in cui era inserito l’altare non consacrato[7]. La chiesa non aveva redditi, non possedeva suppellettili e veniva utilizzata solamente in occasione della festa di San Giorgio. Fu nuovamente visitata il 18 settembre 1587 dal vescovo Federico Corner, quasi un secolo dopo dall’ultima visita pastorale presentandosi ancora in pessimo stato: “ad instar stabuli redacta absque porta et absque fenestris, Altare nudum cum mensa lapidea satis decenti[8].”

La chiesa di San Giorgio veniva quindi utilizzata come stalla, senza porte e senza finestre, dotata di un altare in pietra abbastanza decente. Il vescovo Federico Corner ordinò allora di sistemare l’edificio apportandone migliorie: ordinò di restaurare l’altare e le pale dipinte con San Giorgio e altri santi (o di procurane delle nuove), e di fornire l’edificio di porte e finestre. Quando il vescovo Federico Corner tornò in visita alla chiesa di San Giorgio il 12 settembre 1592 fu chiara l’inadempienza della comunità religiosa di Lugo di Vicenza nei confronti dell’edificio, il quale verteva sempre in pessime condizioni ed era destinato a diventare un cumulo di macerie. Il Maccà, storico vicentino, nelle sue “ispezioni” delle ville della provincia di Vicenza per la stesura della sua opera Storia del Territorio Vicentino ricorda: “[…] essendomi io portato nel sito ove essa trovavasi, ch’è in campagna di Lugo tra l’Astico e Lonedo, osservai che ivi esiste soltanto un capitello, nel quale mirasi dipinto S. Giorgio, e dietro di esso capitello vidi un pezzo di muro della vecchia chiesa di s. Giorgio[9].”

Fino agli inizi degli anni '50 del secolo scorso, in Via San Giorgio (all'incrocio per Calvene e per il centro del comune di Lugo di Vicenza), era ancora presente un capitèo dedicato a San Giorgio, da cui la via stessa prende il nome. Era in muratura, 2.50m x 1.50m, con il tetto a due spioventi, caratterizzato da un affresco dai colori vivaci nella parete della nicchia centrale rappresentante San Giorgio a cavallo intento ad uccidere con la lancia il dragone. Anche ai lati del capitello erano presenti due pitture di santi, ma "nessuno ricorda quali[10]". Il capitello fu abbattuto per l'ampliamento della strada: già nel 1984/1985 non esisteva più, come si evince dal catalogo dei capitei e degli oratori redatto da Padre Fiorenzo Cuman[11].


NOTE AL TESTO

[1] La chiesa di Calvene ha origini antichissime, ma avrò modo di parlarne in un’altra occasione. In breve: passò sotto la Diocesi di Padova con la famosa donazione di Berengario I al vescovo Sibicone di Padova nel 912 (Gennari 1806, pp. 131-133). Fu successivamente donata nel 1034 alla badessa Armerenda del monastero di Santo Stefano di Padova dal vescovo Brocardo (Orsato 1678, p. 232), insieme alla corte di Lugo. La pieve di Calvene aveva assoggettata anche la Chiesa di Lugo di Vicenza, insieme alle chiese inferiori di Lugo stesso. [2] Visitationes, Vol. XXVI, p. 215. [3] Il Regestum possesionum comunis Vincencie del 1262 è stato recentemente pubblicato in Carlotto, Varanini 2006. Il Regestum è l’archivio della città di Vicenza, contente tutti i beni che la città stessa possedeva al tempo nel suo territorio di competenza. [4] Maccà 1815, p. 28. [5] Visitationes, Vol. XXVI; Maccà 1815, p. 28; Dellai 2004, p. 194. [6] Maccà 1815, p. 28. [7] Dellai 2004, p. 194. [8] Maccà 1815, p. 28. [9] Maccà 1815, p. 29.

[10] Cuman, 1984, p. 63.

[11] Ibidem.


BIBLIOGRAFIA

Cuman 1984 = P. Cuman, "Capitei" e oratori a Lugo di Vicenza, Bologna, 1984.

Dellai 2004 = G. Dellai, Storia di Lugo di Vicenza e della sua gente, Vicenza, 2004.

Gennari 1806 = G. Gennari, Annali della Città di Padova. Parte prima - dalla fondazione della città all'anno 1002, Bassano, 1806, pp. 131-133.

Maccà 1815 = G. Maccà, Storia del Territorio Vicentino, Tomo XII, Parte Prima, Caldogno, 1815.

Orsato 1678 = S. Orsato, Historia di Padova, 1678, p. 232.

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