• Silvia Binotto

Breve storia di San Pietro di Lugo di Vicenza (VI)

Aggiornamento: 12 feb 2021

La chiesetta di San Pietro di Lugo di Vicenza (VI) sorge su un colle da cui si può godere di un bellissimo panorama sulla pianura vicentina attraversata dal torrente Astico. La chiesetta ha origini antichissime, ricordate anche dallo storico vicentino Gaetano Maccà, nella sua monumentale opera Storia del territorio Vicentino del 1815:

“La prima memoria di questa chiesa, che mi capitò sotto l’occhio fu in un testamento del 1424 10 gennaio fatto in Lugo, nel quale il testatore ordinò che i suoi eredi: rispondere debeant et teneantur medium mestellum vini etc. ecclesie Sancti Petri de Lugo (Rogiti detti Testamenti in Archivio dei Notai defunti[1]).” In verità la chiesetta di San Pietro sembra essere molto più antica, sembra infatti risalire al XII secolo[2], ed insieme alle altre chiese di Lugo di Vicenza era dipendente della Chiesa di Santa Maria dell’Annunciazione di Calvene (VI)[3]. Il Maccà ricorda, inoltre, che “nella contrada di S. Pietro vi sono vestigia di un antico castello, e ivi si trovarono medaglie antiche, tra le quali una d’oro dell’Imperadore Giustiniano, come mi fu detto. Di questo castello trovai memoria in un testamento fatto in questa villa nell’anno 1423 21 agosto colle seguenti parole: in villa de Lugo Vincentini districtus incontrata Castri (Rogiti detti Testamenti in Archivio dei Notai defunti).” La tradizione popolare vuole dunque che la chiesa, in epoca medievale, fosse "incastellata" cioè recintata con mura.


La chiesetta di San Pietro di Lugo di Vicenza (VI).

Dalle visitationes[4] dei Vescovi di Padova alle chiese di Lugo di Vicenza, riportate diligentemente da Giordano Dellai nella sua opera Storia di Lugo di Vicenza e della sua gente[5] è possibile ricostruire, in parte, non solo la storia della chiesetta di San Pietro, piccolo gioiello della Pedemontana Vicentina, ma anche il suo aspetto, caratterizzato per troppo tempo da degrado e da condizioni pessime.

Il 7 novembre 1488 il vescovo padovano Pietro Barozzi, con il resoconto della sua visitationes ricorda che a quel tempo la chiesetta aveva un’abside dipinta ed un solo altare. Nella casetta adiacente viveva, con il consenso e il permesso dell’arciprete di Calvene, un eremita sconosciuto. Le condizioni dell’edificio religioso erano pessime: la chiesa, infatti, era priva di pavimento, si presentava senza tetto, senza finestra, e gli ornamenti erano inesistenti. Non era illuminata e non aveva neppure un suo reddito, tranne quello di un campo di terra attorno al suo perimetro, di cui si occupava l’eremita. Pochissime le suppellettili: un altare portatile, un calice, quattro mantelli ed un pallio di panno ricamato[6]. La successiva visita pastorale alla chiesetta di S. Pietro avvenne il primo ottobre del 1563 dal vescovo Carlo Pisani e dal suo seguito. L’edificio versava ancora in condizioni di assoluta desolazione: la chiesa era adibita a fienile e il campo circostante era abbandonato a se stesso[7]. L’8 ottobre 1571 il vescovo padovano Nicolò Ormanetto visitò la chiesa, caratterizzata ora da tre altari non consacrati e privi di qualsiasi ornamento, con pitture mal tenute. La struttura accanto invece si presentava solida, in quanto da poco erano stati riparati il tetto e la parete occidentale. La chiesetta aveva due porte, una a sud e una nella parete ovest. Quella a sud necessitava di riparazioni[8].

Durante la visita pastorale del 1571 furono trovati all’interno della chiesa una vecchia croce di legno, due candelabri di legno dipinto e uno di ferro, quattro tovaglie di tela di lino, che venivano però custodite altrove, per scongiurarne il furto. Il 18 settembre 1587 la chiesetta veniva visitata dal vescovo Federico Corner: la chiesa si presentava sempre abbastanza spoglia, tranne che per la presenza di alcune suppellettili sopra l’altare maggiore: una croce lignea dipinta con la sua base. La chiesa era ora caratterizzata dalla presenza di due altari minori laterali: uno a sud con la statua di S. Sebastiano custodita in un loculo di legno quasi consumato, l’altro a nord, con tre immagini dipinte sulla parete: S. Antonio da Vienna al centro, S. Bellino a destra e a sinistra un altro vescovo. La chiesa aveva anche una campana sostenuta da due pilastri e una cappella esterna con altare, senza tetto, né porte, né finestre, costruita dalla famiglia de Ricis[9]. Nella chiesa da alcuni anni si celebrava solamente durante la festa di S. Pietro, nella festa della cattedra di S. Pietro e nella festa di S. Sebastiano. Il vescovo ordinò di fornire la chiesetta di una nuova pala per l’altare maggiore o almeno di restaurarne l’immagine dipinta della Beata Vergine Maria con San Pietro e San Paolo, che a malapena si potevano distinguere. A questo il vescovo aggiunse altri ordini, come l’acquisto di suppellettili e di altre cose necessarie, tutte a spese del comune di Lugo[10]; fu ordinato anche di sistemare gli altari minori presenti nella chiesetta, oppure di toglierli definitivamente, soprattutto la statua di San Sebastiano doveva essere assolutamente restaurata oppure rimossa, perché provocava scandalo e disprezzo a causa del suo pessimo stato. Le disposizioni date dal vescovo furono ignorate almeno fino al 12 settembre 1592 quando Federico Corner minacciò addirittura di sospendere la chiesetta dal culto divino se non ci fosse stato un pronto intervento di restauro[11]. Quando la chiesa di Lugo di Vicenza divenne definitivamente indipendente dalla chiesa di Calvene, la chiesetta di S. Pietro fu nuovamente visitata nel 1634, presentandosi in condizioni migliori: un po’ tutto l'edificio era stato restaurato e sistemato, come l’altare di San Sebastiano con la statua del santo inserita in una piccola cappella “ornatissima” e l’altare maggiore pulcherrimum et faberrime factum. La chiesa si presentava in uno stato migliore forse in seguito al voto pubblico che la comunità di Lugo di Vicenza fece in occasione della peste del 1630: il 20 febbraio 1631, allo scopo di dare esecuzione a questo voto, si riunirono nella casa presbiteriale della chiesa parrocchiale di Lugo e di Lonedo 80 uomini, tutti capi e governatori dei luoghi stessi[12].

Ritrovandosi li huomini della contrà delli sudetti lochi de Lugo opressi e travagliati di mal contagioso […] se obligano, e così vogliono che inviolabilmente sia osservato fatto e eseguito non solo da loro ma anco dali loro posteri per sempre usqua in infinitum, di mantenir la chiesa di S. Pietro e Paulo posta sopra il monte Oliveto…de tutto quello che avrà bisogno, per l’avenir, e alla fabbrica di essa chiesa e casa e delli ornamenti di essa chiesa e di tutte le cose necessarie…[…] Inoltre li medesimi, stante la tribulatione del suddetto mal contagioso, hanno fatto voto solenne di santificare la festa de S. Sebastiano martire e sua vigilia, di precetto, ogni anno perpetuamente e erigere uno altare nell’istessa chiesa de S. Pietro e Paulo ad honore de S. Sebastiano e de S. Rocco e di S. Liberale, obligandosi l’istessa comunità di mantenire l’istesso altare di tutte le cose necessarie a detto altare.

Questi “buoni propositi” non durarono così a lungo: il 14 settembre 1668 visitò la chiesa di San Pietro il collaboratore del cardinale Gregorio Barbarigo, don Carlo Bartolomeo Piazza: la pala dell’altare maggiore si presentava semidistrutta, fu ordinato di sostituirla e di acquistare la tabella evangelii. Sopra il tetto della chiesa c’era un capitello con la campana, che veniva suonata in occasione della messa, ma anche per annunciare l’arrivo della tempesta o di altre calamità. Si celebrava il giorno 25 di ogni mese e poi nei giorni di San Pietro, San Giacomo, San Rocco e San Sebastiano. Fu ordinato inoltre di eleggere due massari incaricati di riscuotere quanto necessario per il mantenimento e il sostentamento della chiesetta, rendendo conto al curato di Lugo[13].

Il 2 giugno 1675 sempre il cardinale Barbarigo inviò don Camillo Varotti, suo primo collaboratore a controllare lo stato della chiesa, che fu trovata con i suoi tre altari ormai canonici: l’altare maggiore della Beata Vergine Maria, San Sebastiamo e SS. Antonio da Vienna e Belino, ma ancora carente di suppellettili per la celebrazione delle sacre funzioni.

Il 22 ottobre 1726 visitò la chiesetta il vescovo Giovanni Francesco Barbarigo che apprese che la chiesetta ora era dedicata ai SS. Pietro e Paolo e i tre altari ora risultavano intitolati ai SS. Pietro e Paolo, a San Sebastiano e a Santa Eurosia. Il 22 maggio 1745 il cardinale Carlo Rezzonico portò il corteo vescovile in visita alla chiesetta e raccomandò la costruzione di un nuovo altare di San Sebastiano[14].

Il 18 settembre 1819 la chiesetta si presentava ancora in situazioni abbastanza precarie e veniva utilizzata per la celebrazione della messa nei giorni di San Pietro, San Sebastiano, Santa Eurosia, San Rocco e il terzo giorno delle Rogazioni. Il 13 maggio 1828 riceve un’altra visita pastorale dal vescovo Modesto Farina: gli altari a quel tempo erano sempre tre, quello del SS. Sacramento in stile romanico, con le statue di S. Pietro e di S. Paolo, quello di S. Sebastiano, quello di S. Eurosia con l’altare in legno e la pala. La chiesetta aveva un campanile con due campane e l’orologio. Nel 1860 viene ristrutturata in occasione di un ampliamento dell’edificio che prevedeva l’allungamento della pianta, il riadattamento della copertura dell’abside e la costruzione dell’odierna facciata[15], caratterizzata da quattro lesene, al centro delle quali si trova la porta di ingresso.


Il lato sud della chiesetta di San Pietro di Lugo di Vicenza (VI).

Nel 1887 la chiesetta era sorvegliata da un custode che viveva nella casetta adiacente all’edificio religioso. Dopo un ulteriore periodo di abbandono e di incuria ricordato anche nel volume "Capitei" e oratori a Lugo di Vicenza di Padre Fiorenzo Cuman ("Si presenta in rovina: vediamo i muri sgretolati e molte crepe. Il campanile non è molto slanciato, ed ha il tetto ottagonale[16]."), nel 1997 per volontà di alcuni abitanti delle contrade del paese, prossimi alla chiesetta (Mare, Vesene, Sarollo, Boschetti e Sampierotti) nacque il gruppo “Volontari pro San Pietro”, volto al recupero della chiesetta stessa[17]. Il Comitato “Pro San Piero” dedica parte del suo tempo alla salvaguardia e al recupero non solo della chiesetta di San Pietro, ma anche dell’area circostante.


Chiesa di San Pietro negli anni '70-'80, in una foto storica da CUMAN 1984.

NOTE AL TESTO


[1] Maccà 1815, p. 26. [2] Dellai 2004, p. 95. Naturalmente è improbabile che nel XII secolo la chiesetta avesse lo stesso aspetto di oggi, dati i numerosi restauri e rifacimenti. [3] La chiesa di Calvene ha origini antichissime, ma avrò modo di parlarne in un’altra occasione. In breve: passò sotto la Diocesi di Padova con la famosa donazione di Berengario I al vescovo Sibicone di Padova nel 912 (Gennari 1806, pp. 131-133). Fu successivamente donata nel 1034 alla badessa Armerenda del monastero di Santo Stefano di Padova dal vescovo Brocardo (Orsato 1678, p. 232), insieme alla corte di Lugo. La pieve di Calvene aveva assoggettata anche la Chiesa di Lugo di Vicenza, insieme alle chiese inferiori di Lugo stesso. Nella visitationes (si veda infra) del vescovo di Padova Pietro Barozzi del 1488 si legge: Subiecto istius ecclesie est etiam Sanctus Joannes de lugo, et ecclesia Sancti Pietri, et Sancti Georgii in Campania lugi (Maccà 1815, p. 131). [4] Le Visitationes erano le visite pastorali effettuate da un vescovo o da un suo collaboratore ai luoghi della sua diocesi. Per quanto riguarda la Diocesi di Padova (a cui erano soggette le chiese di Calvene e di Lugo di Vicenza) vastissima è la documentazione (dal 26 aprile 1424 al 7 febbraio 1923), sapientemente riportata da Giordano Dellai nella sua opera Storia di Lugo di Vicenza e della sua gente, per quanto riguarda appunto la Chiesa di Lugo di Vicenza e le sue chiese inferiori. [5] Dellai 2004. [6] Dellai 2004, pp. 187-193. [7] Ibidem. [8] Ibidem. [9] Dellai 2004, p. 191. [10] Dellai 2004, pp. 190-191 [11] Ibidem. [12] Mantese 1982, pp. 387-388. [13] Dellai 2004, pp. 192-193. [14] Ibidem. [15] Dellai 2004, pp. 314-316. [16] Cuman 1984, p. 105.

[17] Dellai 2004, pp. 314-316.


BIBLIOGRAFIA


Cuman 1984, "Capitei" e oratori a Lugo di Vicenza, Bologna, 1994.

Dellai 2004 = G. Dellai, Storia di Lugo di Vicenza e della sua gente, Vicenza, 2004.

Gennari 1806 = G. Gennari, Annali della Città di Padova. Parte prima - dalla fondazione della città all'anno 1002, Bassano, 1806, pp. 131-133.

Maccà 1815 = G. Maccà, Storia del Territorio Vicentino, Tomo XII, Parte Prima, Caldogno, 1815.

Mantese 1982 = G. Mantese, Scritti scelti di Storia Vicentino, Volume II, Vicenza, 1982.

Orsato 1678 = S. Orsato, Historia di Padova, 1678, p. 232.

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