• Silvia Binotto

"...la pregevole terracotta" di Calvene

Aggiornamento: 12 feb 2021

Nel settantacinquesimo volume di “Arte Veneta[1]”, la rivista dell'Istituto di Storia dell'Arte della Fondazione Giorgio Cini di Venezia , fondata nel 1947 e oggi tra le più importanti pubblicazioni specialistiche di Storia dell'Arte, si trova un bellissimo contributo su un’opera d’arte conservata nella Chiesa di Santa Maria dell’Annunciazione di Calvene (VI), scritto dal Dott.re Marco Scansani, Assegnista di Ricerca presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Sembra quasi impossibile che un piccolo paese della Pedemontana Vicentina possa custodire un’opera d’arte così significativa da essere studiata da un’eccellenza italiana.

Ma sono le stesse parole del Dott.re Scansani, che gentilmente ha risposto ad alcune mie domande, a confermare che è ancora possibile rintracciare veri e propri tesori dimenticati in paesi “sperduti”, spesso nelle loro parrocchie, sagrestie e oratori.

Il tesoro in questione è la statua in terracotta di San Pietro Martire, "...la pregevole terracotta[2]", attribuita dal ricercatore a Giovanni de’ Fondulis, scultore nato a Crema attorno al quarto decennio del XV secolo. Giovanni de’ Fondulis, dopo una lunga formazione nella bottega del padre e un’importante attività in alcuni dei cantieri artistici lombardi più prestigiosi, si trasferì a Padova ed impiantò bottega attorno al 1468, divenendo sicuramente uno dei protagonisti della fortunata rinascita della scultura in terracotta nel Quattrocento[3].


“…l’antica terracotta di S. Pietro Martire[4]: descrizione dell’opera di M. Scansani


La scultura raffigurante il santo domenicano veronese[5] è conservata in una nicchia della sacrestia della Chiesa di Santa Maria dell’Annunciazione di Calvene. La sua collocazione originaria era sicuramente nell’antica pieve di Calvene, colpita e in parte distrutta nel 1850 dalla piena del torrente Chiavona, che “enormemente ingrossato per le recenti piogge, straripò con spaventosa furia, […] sradicando alberi e rotolando massi[6]”. La terracotta di S. Pietro Martire non fu subito collocata nella sagrestia della nuova chiesa, costruita in un posto più sicuro tra il 1850 e il 1852, ma fu collocata nel Sacello di S. Marco, poi sostituita in seguito dalla statua della Madonna della Cintura[7], la quale recentemente è stata trasferita in chiesa a sua volta.

La testa del Santo ha un’espressione composta: è caratterizzata da un lieve doppio mento, da un naso sottile e leggermente aquilino, da piccoli bulbi oculari lievemente estroflessi, e da labbra sottili. Le mani sono caratterizzate da una posa artigliata, da polsi innaturalmente flessi, da dita percorse da un’ingiustificata tensione. Tre solchi a mezzaluna sottolineano la delicata flessione della gamba destra del Santo di Calvene. Con grande abilità l’artista ha modellato le differenti consistenze delle stoffe, più sostanziose nel pesante cappuccio e più fini nel mantello percorso da sottili pieghette. Il San Pietro presenta un particolare taglio all’altezza del ginocchio, che potrebbe far pensare alla rottura della parte inferiore della scultura; tale cesura non è certamente stata realizzata dall’artista per facilitare la cottura della statua in parti separate. Quella particolare interruzione però potrebbe anche non essere frutto di una rottura accidentale; forse si tratta di una scelta compositiva, una soluzione rara ma non unica, in cui le figure sono troncate sopra il ginocchio[8].





A TU PER TU CON L'AUTORE


Gentile Dott.re Scansani, qual è stato il Suo percorso formativo che lo ha portato ad essere Ricercatore presso la Scuola Normale di Pisa?


Dopo la maturità classica a Mantova, ho deciso di iscrivermi alla facoltà di Beni Culturali a Verona. Alla magistrale mi sono spostato a Bologna, dove ho iniziato ad appassionarmi alla scultura rinascimentale e per questo ho dedicato la mia tesi a Sperandio Savelli un medaglista del Quattrocento, originario della mia stessa città ma attivo soprattutto in Emilia. La mia passione per la ricerca in ambito storico-artistico è cresciuta ogni giorno di più, perciò ho pensato di provare a ottenere una borsa di dottorato. Alla Scuola Normale ho trovato un ambiente decisamente vario e stimolante che mi ha permesso di ampliare le mie competenze, di proseguire le ricerche su Sperandio (a cui ho dedicato alcuni articoli scientifici), e di iniziare l'indagine su Giovanni de' Fondulis, artista specializzato nell'arte della terracotta che è stato oggetto della mia tesi di perfezionamento. Dopo aver conseguito il dottorato sono stato coinvolto nella mostra del Museo Diocesano di Padova "A Nostra Immagine" dedicata proprio alla scultura fittile padovana nella seconda metà del Quattrocento.


Come è nata la Sua ricerca sulla figura di Giovanni de’ Fondulis?


Nel 2015, durante un viaggio in treno da Bologna a Ferrara, mi misi a sfogliare le pagine di una rivista scientifica (il primo volume di Nuovi Studi del 1996) e incappai in un articolo dedicato alla storia della scultura del Quattrocento in terracotta a Padova (argomento che già allora trovavo di formidabile interesse). Guardando le illustrazioni rimasi assai colpito dallo stile di uno scultore abilissimo, ma dall'identità incerta perché per oltre un secolo, a causa di un documento falso, fu confusa con quella di un altro artista. Tempo dopo, confrontandomi col mio relatore sul tema del progetto di ricerca da presentare ai concorsi di ammissione per i dottorati uscì il nome di Giovanni de' Fondulis, proprio il misterioso scultore che fin dalla lettura sul treno mi aveva così incuriosito e appassionato. Fui quindi ovviamente ben felice di occuparmi di quel tema per i tre anni del corso di perfezionamento.

Nel Suo contributo, a pag. 181 scrive, in merito ad una pietà conservata nella parrocchiale di Prozzolo di Camponogara nel padovano, “ho rintracciato un’ulteriore opera ascrivibile all’attività fonduliana”: cosa significa nell'ambito di una ricerca storico-artistica, come quella da Lei condotta, rintracciare un’opera? Qual è il punto di partenza e quali sono, in generale, le difficoltà che si possono incontrare? Nel caso dello studio della terracotta di S. Pietro Martire di Calvene: come ha rintracciato l’opera - ne conosceva già l'esistenza?- e soprattutto quali sono state le difficoltà incontrate nello studio della stessa, sia a livello pratico (bibliografia, fonti, documentazione allegata come fotografie) che a livello teorico (attribuzione dell’opera)?


Fa un po' strano pensarlo, ma la Storia dell'Arte è una disciplina "giovane", c'è ancora tantissimo da scoprire, siamo solo all'inizio. Inoltre, il tema della scultura in terracotta del Rinascimento è particolarmente inesplorato, a parte gli studi fondamentali di inizio Novecento che hanno inaugurato le ricerche, è solo negli ultimi quarant'anni che sono emersi i nomi di molti artisti, opere inedite, pezzi di storia e significati caduti nell'oblio. Perciò è ancora possibile rintracciare negli oratori sperduti, nelle parrocchiali dei paesi, nei tabernacoli viari veri e propri tesori dimenticati. Nel caso specifico delle mie ricerche su Giovanni de' Fondulis, ho cercato di sondare tutte le opere fittili presenti nel territorio padovano e vicentino (area in cui fu principalmente attivo lo scultore verso l'ultimo quarto del XV secolo). Per fare ciò ho sfruttato ogni fonte disponibile: dalle antiche visite pastorali alle moderne riviste parrocchiali, dai documenti rinascimentali alle più recenti catalogazioni digitali delle diocesi. Talvolta ho trovato frammenti di terrecotte rinascimentali conservate negli armadi di qualche sagrestia, altre volte sono incappato in opere quattrocentesche scambiate per pezzi contemporanei (ma mi è capitato anche il contrario!). Nei casi più fortunati, come per la Pietà di Prozzolo di Camponogara e il San Pietro Martire di Calvene, mi sono imbattuto in opere inedite o scarsamente considerate che presentavano l'inconfondibile stile di Giovanni de' Fondulis. Il primo "strumento" della mia ricerca è stato infatti proprio il confronto stilistico con le sculture certe. Dove mancano i documenti, o dove questi sono stati falsificati o male interpretati (come nel nostro caso), l'aspetto dell'opera costituisce un'imprescindibile fonte per la ricostruzione della sua storia. Numerose sono le difficoltà che si incontrano studiando le opere fittili del Quattrocento: in primo luogo esse godettero di una fortuna breve, già nel Cinquecento molte vennero distrutte o rimosse dalla loro originaria collocazione, in secondo luogo la loro stessa natura materiale le rende fragili e deperibili, tanto che raramente si trovano sculture totalmente integre, in terzo luogo spesso la documentazione è scarsa o vaga e raramente si riesce a risalire al nome dell'artista.


Dal punto di vista di un professionista delle Belle Arti, come potrebbe un paese come Calvene valorizzare al meglio il proprio patrimonio storico-artistico e culturale?


Sono stato a Calvene per studiare la scultura (ho avuto la fortuna e la possibilità di esaminare ogni opera del de' Fondulis dal vivo), ma devo ammettere che ho speso la maggior parte del mio tempo dentro la parrocchiale, dunque non posso dire molto del paese. Credo però che valga lo stesso discorso che si può fare per ogni borgo d'Italia. I Beni Culturali del nostro paese sono distribuiti capillarmente sul territorio, li puoi trovare dove meno te lo aspetti, anche nel centro abitato (o disabitato) più sperduto, proprio come le terrecotte venete del Rinascimento. La valorizzazione passa attraverso la conoscenza e la cura, soprattutto di chi abita i luoghi, credo infatti che oltre alle istituzioni (dallo Stato al Comune) debbano essere proprio i cittadini a sentirsi "custodi" del patrimonio, sia a livello materiale che a quello più astratto della memoria. Finora il vostro San Pietro Martire è sopravvissuto ai secoli grazie alla devozione della comunità. La conservazione può proseguire oggi anche laicamente con un sano sentimento di identità e appartenenza, che permette alle opere di continuare a vivere, essere ammirate e anche studiate.



NOTE AL TESTO

[1] Arte Veneta. Rivista di Storia dell’Arte, Electa, 2018. L’articolo scritto dal Dott.re Scansani, ricercatore presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, può essere interamente letto al seguente indirizzo: https://www.academia.edu/39748698/Due_nuove_opere_di_Giovanni_de_Fondulis_in_Arte_Veneta_75_2018_pp_180_185?source=swp_share.

[2] Così viene descritta l’opera in Pellegrini 1953, p. 15. [3] Scansani 2018, p. 180, p. 182, nota 2. Per maggiori notizie circa lo scultore, la sua biografia e le sue opere si vedano Scansani 2018, p. 182, note 1-5; Scansani 2020, pp. 79-89. [4] Pellegrini 1953, p. 20. [5] Pietro da Verona, o Pietro Martire, al secolo Pietro Rosini (Verona, 1205 circa – Seveso, 6 aprile 1252). [6] Pellegrini 1953, p. 14. [7] Pellegrini 1953, p. 20. [8] Viene qui riportata la descrizione dell’opera che si può leggere nel contributo del Dott.re Scansani in Arte Veneta, 75, 2018, pp. 180-181. Per eventuali confronti e riferimenti ad altre opere si veda Scansani 2018, pp. 180-181.


BIBLIOGRAFIA


Pellegrini 1953 = Pellegrini L., Calvene (Cenni Storici), 1953.

Scansani 2018 = Scansani M., Due nuove opere di Giovanni de' Fondulis, in Arte Veneta, 75, 2018, pp. 180-185.

Scansani 2020 = Scansani M., Giovanni de' Fondulis a Padova, in "A Nostra Immagine. Scultura in terracotta del Rinascimento da Donatello a Riccio", Catalogo della Mostra (Padova - Museo Diocesano, 15 febbraio - 2 giugno 2020", 2020.


Desidero ringraziare sentitamente il Dott.re Marco Scansani e Don Giancarlo Cantarello, il parroco di Calvene, per la disponibilità dimostrata.

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